giovedì, 29 ottobre 2009, ore 14:59

E' da così tanto tempo che non scrivo qui, eppure non è che non ne abbia avuto il bisogno.
Forse non mi va di esternare quello che ho dentro, che pesa particolarmente, sia quanto c'è di buono che quanto di sbagliato, oscuro, deplorevole e deprimente.
Dovrei ritornare forse, a posare delicatamente le mie parole qui, a svelare con estenuante lentezza i miei segreti, i moti più intimi del mio animo?
O forse semplicemente dovrei permettere alla scrittura di liberarsi, di non rimanere imprigionata come tutto il resto in me.
Forse è l'unica cosa che merita di uscire fuori. Forse.

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martedì, 23 giugno 2009, ore 04:36

Chi sono? (Aldo Palazzeschi)

Son forse un poeta?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell'anima mia:
5 "follia".
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore
la tavolozza dell'anima mia:
10 "malinconia".
Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c'è che una nota
nella tastiera dell'anima mia:
15 "nostalgia".
Son dunque... che cosa?
Io metto una lente
davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
20 Chi sono?
Il saltimbanco dell'anima mia.

[da Poesie]

Sono in vena di scrivere note su facebook, evidentemente. E' da qualche giorno che continuano a rimbalzarmi in testa quantità incredibili di versi poetici; echi che provengono dagli studi universitari, alcuni forse anche da quelli liceali (in particolare, e con mio sommo stupore, versi provenienti dalla Letteratura Inglese).
Lo confesso, volevo "omaggiare" Leopardi. E poi Shakespeare. Ma poi mi è tornata in mente questa poesia bellissima, che ho studiato ad uno degli ultimi corsi di Letteratura Italiana della triennale.
Non che alle quattro e un quarto di notte abbia una gran voglia di mettermi a blaterare di critica letteraria.
Mi andava solo di buttar giù due righe, riflettendo sul fatto che l'espressione "saltimbanco dell'anima mia" mi ha colpita fin da subito. Me lo ricordo ancora, e conoscendomi, sarò rimasta a fissare i lucidi (anche noi di Lettere li usiamo, che vi credete?!) con la bocca spalancata e gli occhi sgranati. Come Damiani quando ha letto su Wikipedia che c'è un'edizione di Pietra Lunare di Landolfi in cui l'autore immagina che Leopardi (eh oh, non posso farci nulla!) scriva un giudizio sulla sua opera. Landolfi è il mio argomento di tesi e io onestamente non vedo l'ora di finire gli esami per buttarmi completamente in questa "nuova avventura".
Tornando al saltimbanco, comunque, riflettevo sul contrasto tra i versi precedenti che parlano di "follia", "malinconia" e "nostalgia". Termini che forse ricorrono spessissimo tra le cose che scrivo qui e lì. Ma è quel "saltimbanco" che ribalta tutta la situazione; l'idea del funambolo che si destreggia per dar mostra della propria anima. Utilizzando però un termine che getta su tutta la poesia quella ventata d'ironia, come se follia, malinconia e nostalgia, non fossero nient'altro che un velo, o un mantello dai colori cupi, che funge però da travestimento. Travestimento che il poeta, con un gesto teatrale quale io mi figuro, si toglie di dosso con un sorriso spiazzante, che mostra tutt'altro che i tristi sentimenti citati in precedenza. Non sarebbe bellissimo riuscire ad essere tutto ciò?

Fine del delirio notturno. Buonanotte.

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lunedì, 22 giugno 2009, ore 04:40

Copio qui una mia nota scritta su Facebook: Non mi piace scrivere qui, per motivi "x" che non sto a spiegare. Forse perché non li ho capiti bene nemmeno io, ma tant'è. Sono le 4.01. Studio. Penso. Mi illudo e mi disilludo. E' l'ora peggiore, questa. L'ora del tumulto, l'ora della rabbia, del ghigno di sfida nei confronti del mondo. Ma chi voglio sfidare? Chi? A chi diavolo devo dimostrare qualcosa, dopotutto? E' l'ora peggiore. L'ora in cui la notte si appresta a morire, e un nuovo ed eterno giorno sta per nascere. E' l'ora in cui sulle labbra e nel cuore si riversa tutta quell'immotivata amarezza, che ha quel dannato sapore amaro che non se ne va per giorni. E giorni. E giorni. L'ora in cui ogni pensiero, ogni riflessione, mi si ritorce contro. E mi trovo a combattere contro tutti i miei demoni, quei demoni che ho innalzato io stessa forse, o che inconsciamente ho seguito ed ora non so più abbandonare. O forse è solo il mio dannato "vizio" di pensare e ripensare e soppesare ogni singola azione, pensando alle miriadi di conseguenze (più o meno probabili) che essa può avere. O forse non lo so. Forse è solo il germe della follia? O il germe della mediocrità? O della stupidità? O di che altro? E a chi posso chiederlo, se non a me? A me che non ho una sola, dannata risposta. Potessi uscire di qui e correre, contro il vento, contro le stelle, contro la notte.Lasciarmi alle spalle i frutti maledetti del mio pensare. Potessi correre e gridare fino allo sfinimento; correre incontro all'alba e sentire che la vita, come ogni giorno, rinasce intorno a me. Dentro di me. Forse i miei demoni non sono che le mie stupide, vane illusioni. Forse questa è tutta la verità. Forse il mio è solo uno stupido blaterare senza senso. Forse io non posso semplicemente fare a meno di scrivere -considerazione che, lo so, non ha nulla a che vedere con tutto questo-. "La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra noia e dolore, con intervalli fugaci, e per di più illusori, di piacere e gioia", diceva qualcuno, ben più grande e geniale di me. A volte sento che non posso dargli torto, come all'altro suo compare nonché mio connazionale, brutto e gobbo. Leggo quest'ultima frase e mi strappo un sorriso. Sono tutta una contraddizione, un'assurdità di pensieri ingarbugliati, di momenti di impeto artistico e vitale e di torpore dal quale mi trovo a credere che non uscirò mai (salvo poi uscirne sempre, in qualche modo). Sono una paranoia ambulante e un giullare di corte. Sono una bambina sciocca che si commuove per il tramonto a Venezia o per una sera che profuma particolarmente d'estate. Sono un dannato casino, in sostanza. Ed ecco che dopo il picchiare forsennato delle dita sui tasti del pc, dopo aver sputato senza nemmeno pensarci sopra quel nodo d'amarezza generato da chissà quale dei miei inutili pensieri, ecco che l'ora peggiore è passata, in men che non si dica. Ecco che il tumulto si placa e la necessità della sfida al mondo, svanisce. Come se avessi corso e gridato contro la notte, andando a incontrare l'alba. Come se fossi una bambina sciocca che si pente di tutte le sue lagne, perché ogni tanto si dimentica che ci sono sogni e sogni; e alcuni non faranno male, mai. Quei sogni che sono il punto fermo di una vita intera. Da una vita intera. E il resto, se Dio vuole (e vuole, vero?), verrà. ...ho fame. (Si ringraziano per le innumerevoli suggestioni gli egregi signori: T.S. Eliot, D. Calimani (rido.), W.B. Yeats, A. Schopenhauer e ultimo in ordine di apparizione, ma primo fra tutti, G. Leopardi. E un po' anche R. Damiani, perché in questi giorni, sta bene ringraziarlo. Anche se sento che prima della sessione di laurea di marzo-aprile, un po' lo odierò. Poco. Ok, notte, gente.)
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domenica, 21 giugno 2009, ore 23:31

Ecco, io... non lo so spiegare. A volte mi sembra da scemi, a volte mi sembra la cosa più bella del mondo. Sostanzialmente, sono inquieta da mattina a sera, sfrantumo i maroni a chicchessia, o meglio, a chi si da' pena di leggere i continui cambiamenti del mio stato su facebook e sembra che abbia sempre qualcosa di cui lamentarmi. Oggi, invece -ma domani forse avrò già cambiato idea-, mi sembra che io abbia sempre qualcosa da aspettare. Qualcosa, o qualcuno, poco cambia. Qualcosa che mi caccio in testa io, qualcosa che poi inevitabilmente, fa soffrire. Ho già ricominciato ad aspettare, ma mi son detta che no, basta, non c'è tempo ora per perdersi nel malinconico vaneggiare che mi è tanto caro. Devo studiare. E quel che ha dell'incredibile è proprio questo; mettetemi un libro in mano -di qualsiasi tipo, purché non parli di matematica!- ed io mi trasformo seduta stante nella persona più pacifica del mondo. Quando leggo -o anche quando studio, già-, è come se ogni cosa andasse magicamente al suo posto, come se tutte le attese svanissero, o semplicemente trovassero in un battibaleno, l'oggetto del loro spasimare. Forse non è poi così da scemi, forse ci si vergogna sempre un po' a dire: "Sì, mi piace studiare, e non farei altro per tutto il resto della mia vita".
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domenica, 21 giugno 2009, ore 17:44

Devo studiare. Manca poco all'esame. Dovrei anche mangiare, in questi giorni ogni tanto "me ne dimentico". Il cielo s'oscura, fuori. E dentro di me? Forse che il cielo è sparito? Ripenso a quando mi dicevano che il mio blog era "lamentoso". Ebbene, e se io scrivessi quando ho troppi pensieri da sbrogliare? Non vedo dove sia il problema. Non vedo quale sia il problema, se evidentemente, qui, mi va di scrivere quando non so bene che strada prendere e lo scrivere a cuore aperto spesso mi calma, mi fa comprendere e fissare alcune cose che al pensiero sfuggono. Ho abbandonato questo posto ultimamente, ci ho scritto solo di tanto in tanto, e solo perché ci sono affezionata. Ma mi manca, mi manca sfogarmi ogni giorno, raccontare cose belle e cose brutte. A volte cose totalmente inutili, ma che a me andava semplicemente di condividere. Mi manca lo scambio di opinioni con persone conosciute e non. Qualcuno mi ha detto che se avesse avuto "un dono" come il mio, non lo avrebbe sprecato -sottindendeno che io in realtà lo sprecavo-. Non ci ho più pensato, ma purtroppo ho dato retta a questa voce. Sbagliando. Quello che scrivo qui, non è quello che scrivo per quella che chiamo -forse con presunzione, perché no?- "la mia arte". E' quello che scrivo per me. Per dimostrare al mondo che sono viva e quindi per dimostrarlo a me. E non mi importa se qualcuno può non apprezzare quello che scrivo; nessuno gli vieta di non passare più di qui. In questi ultimi giorni, colmi di pensieri, di illusioni, di delusioni, sento sempre più forte il richiamo di questa pagina bianca. Del rumore frenetico delle mie dita sui tasti. Del ruggito dei miei pensieri che reclamano la loro legittimità, quasi fossero "teosoficamente" vivi. Credo che d'ora in poi, i miliardi di pensieri, di suggestioni o anche di sciocchezze che mi balzeranno in mente, torneranno a prendere forma qui. Con me.
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venerdì, 19 giugno 2009, ore 05:08

E' giunta l'ora di andare a dormire, almeno per qualche oretta. Giornate intense queste. Intense di nuovi incontri, di emozioni che crescono e fanno forse capire che quello che cercavo non era poi così strano o inconsueto. Giornate intense di amicizie che si riscoprono durature e che si rinnovano continuamente; amicizie con le quali posso toccare gli argomenti a me più cari, la parte più radicata e profonda di me. Giornate di rivelazioni, soprattutto artistiche. Giornate in cui la voglia di divorare libri e poesie -trovare il mio posto nel tempo e nello spazio- si fa sempre più grande e irresistibile. Riempio questo post con qualche parola vuota, è vero. E in uno stile che non è per niente il mio. Non fa nulla, è solo la stanchezza; in qualche modo mi riprometto che tornerò a segnare anche queste pagine virtuali, ora che il sentiero dell'Arte a cui aspiro, si è fatto improvvisamente e dolcemente più chiaro. Ed ora, con gli ultimi vampiri che si attardano solcando il cielo, mi dirigo verso il mio giaciglio, a sognare, e sognare, e sognare...
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lunedì, 15 giugno 2009, ore 16:39

Da qualche giorno vorrei tornare a scrivere qui. Ma non saprei di cosa raccontare. Affondo, sono il marinaio fenicio annegato (look those pearls that were his eyes), sono il mercante con un solo occhio, sono il Re Pescatore. Non ho una vita; sono mille vite. Non ho un pensiero; sono mille pensieri, che si aggrappano l'un l'altro come bianchi cadaveri senza volto. Che cos'è la pace? E' forse il Nulla, nel fondo dell'abisso? Il vortice che trascina a fondo? Una corrente che spolpa un corpo privo di vita fino all'osso? Cos'è? Forse la risposta è in cima a quel colle, dove Qualcuno, dall'alto della sua anima eletta, seppe contemplare l'Infinito.
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martedì, 19 maggio 2009, ore 01:35

Non faccio nemmeno in tempo a pensare che mi manchi, che tu torni, inaspettatamente. Torna l'estate, torna l'azzurro dei tuoi occhi, torna quella stretta al cuore. Che stringe in un modo che sai solo tu. Credevo di aver dimenticato, rimosso tutto. Ma non ci riesco. Non si può. Il tempo scorre, toglie il respiro. E tu scorri -sulla pelle- e togli il respiro. E anche se non ho ancora realizzato, manca poco al giorno in cui -finalmente, di nuovo- non ci sarà più uno schermo a separarci, ma solo aria, colma di noi, delle frasi che non diciamo, che non esplicitiamo, ma che lasciamo viaggiare per un istante nelle nostre teste, come fossero comete. E la loro scia resta impressa sulle retine. Chiudo gli occhi e le vedo. Apro il cuore e continuo a cercarti. A presto, Amore.
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sabato, 16 maggio 2009, ore 12:11

Oggi mi piace l'idea di prendermi un'altra triennale. In ambito medievale e rinascimentale, direi. E poi andare a vivere per un po' a Venezia, magari lavorando per una casa editrice. E poi, andare a vivere a Parigi. Prendendomi però il tempo -e il denaro- utile per girare il mondo. E metter su famiglia con uno come me, che parli la mia stessa lingua. Che parli la lingua universale dell'arte letteraria.
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martedì, 12 maggio 2009, ore 23:35

Sono viva. Stanchissima, ma viva. Tornerò presto su questi schermi, promesso. Ora mi fiondo a dormire, però. Aiuto.
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